"Arte orafa In abruzzo"

"I primi lavori firmati di Nicola, ovvero la croce di Roccaspinalveti e gli ostensori eucaristici di Francavilla e Atessa, datati 1413 e 1418, sembrano essere opere giÓ mature e cariche di spunti insoliti; nel 1422, al culmine di questa prima fase della sua esperienza artistica, egli firma una delle sue opere pi¨ importanti, la croce di S.Maria Maggiore a Lanciano, di cui resta il contratto con la data 1421 stipulato tra l'orafo e il committente, l'abate arciprete Filippo, ricordato anche nell'iscrizione dedicatoria della croce (per il testo integrale si veda il documento II dell'appendice documentaria in A.Cadei, op.cit. p.323). Intorno al 1431 dovette svolgersi il presunto, ma molto verosimile, soggiorno fiorentino dell'artista, in seguito al quale il suo linguaggio cambia radicalmente, subendo l'influenza dell'arte del Ghiberti. Il viaggio fu intrapreso da Nicola probabilmente in seguito all'incarico che ebbe dal capitolo di Teramo di eseguire l'antependium in argento per la cattedrale di S. Berardo, un'opera complessa e di grande prestigio. Probabilmente Nicola pens˛ di ispirarsi per esso alle formelle bronzee della porta nord del battistero fiorentino, iniziata da Ghiberti nel 1401 e giÓ considerata un ""evento artistico"". E' infatti indiscutibile la dipendenza iconografica del paliotto teramano dalla porta fiorentina cosý come Ŕ evidente il cambiamento di linguaggio che interviene nelle opere di Nicola da quel momento in poi. Infatti, le sue opere successive al 1432, ovvero la croce di Guardiagrele, l'antependium teramano, i rilievi di Castel di Sangro, la croce di S.Massimo all'Aquila, quella di Monticchio, quella di S.Agostino a Lanciano, quella di Antrodoco e l'ultima splendida croce del Laterano, mostrano tutte, anche se in misura diversa, tracce dell'esperienza fiorentina e la presenza indubbia di pi¨ mani, facendo ipotizzare che in quegli anni, alle spalle di Nicola, ci fosse ormai una bottega numerosa e ben organizzata. Gli ultimi due documenti relativi all'esistenza di Nicola da Guardiagrele ci danno indicazioni sulla sua data di morte che deve necessariamente essere compresa tra il 7 marzo 1456 e il 20 giugno 1459. Alla prima data risale infatti la stipula di un contratto con i canonici della cattedrale di Ascoli, in cui Nicola si impegna a realizzare entro tre anni una cappella oggi perduta, in pietra della Majella, decritta con minuzia nel documento, come una sorta di ciborio con archi su colonne e ornata di sculture (per il testo integrale si veda il documento V dell'appendice documentaria in A.Cadei, op.cit. pp.328-330). Riguardo a tale contratto vale forse la pena aprire una piccola parentesi sulla questione di Nicola scultore; da alcuni studiosi il documento Ŕ stato considerato indicativo dei poliedrici interessi artistici di Nicola, divenendo quasi una prova per l'attribuzione al suo catalogo, di altre opere scolpite o dipinte di dubbia paternitÓ; da altri, pur non escludendosi la varietÓ degli interessi artistici di Nicola, l'insolita commissione Ŕ considerata con pi¨ cautela, e spiegata con l'ipotesi che Nicola si ponesse in questo atto come una sorta di progettista e intermediario tra i canonici di Ascoli e i lapicidi abruzzesi che avrebbero poi eseguito il lavoro. La questione di Nicola scultore e pittore Ŕ annosa ed Ŕ stata fortemente dibattuta a causa di un ampio gruppo di opere variamente attribuite all'artista tra cui lavori in pietra quali l'Incoronazione della Vergine, un tempo nella lunetta del portale di S.Maria Maggiore di Guardiagrele, l'Annunciazione sulla facciata della cattedrale di Teramo, i rilievi provenienti dalla casa di Teofilo Patini a Castel di Sangro, e la tavola dipinta con la Madonna e il Bambino degli Uffizi. Tuttavia dagli ultimi studi di A.Cadei (op. cit. 2005) sembrerebbe difficile attribuire alla mano di Nicola queste opere ad eccezione forse dei rilievi in pietra di Castel di Sangro (per approfondire la questione si vedano Mattiocco E. in Orafi e argentieri d'Abruzzo, pp.158-162; A.Cadei, op.cit. pp.22-25 e pp.107-120). Il secondo e ultimo documento, datato 20 giugno 1459 Ŕ ormai posteriore alla morte dell'artista; in esso i suoi tre figli Antonio, Francesco e Giacomandrea costituiscono una societÓ per l'esercizio dell'oreficeria, della pittura e di lavori in pietra, dividendosene profitti e responsabilitÓ in parti uguali (per il testo integrale si veda il documento VI dell'appendice documentaria in A.Cadei, op.cit. p.330). Tra il 1456 e il 1459 dunque va necessariamente datata la morte dell'artista guardiese, con pi¨ probabilitÓ a ridosso della seconda data. "

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