"Arte orafa In abruzzo"

L'orafo
L'orafo era espressione di una condizione sociale piuttosto elevata e di un certo benessere, poiché la sua attività richiedeva un impegno economico ed un capitale iniziale. Lo stesso apprendistato da svolgere presso il maestro della bottega implicava un periodo piuttosto lungo senza alcuna remunerazione e richiedeva perciò il sostegno economico della famiglia di origine. In seguito per avviare l' attività l'orafo aveva bisogno di un capitale iniziale da investire nell' acquisto di oro anche se spesso veniva riutilizzato oro vecchio, attraverso la fusione di oggetti che lo stesso committente metteva a disposizione dell'artigiano. Molti orefici provenivano da famiglie di armamentari che preferivano convertire il valore della loro ricchezza (le greggi) in metalli preziosi avviando qualche giovane della famiglia ad un mestiere nuovo in un discorso più ampio di diversificazione degli investimenti e del patrimonio. Altra categoria di benestanti che si avviava al mestiere orafo era quella degli emigranti di ritorno dal nuovo mondo con capitali da investire in attività remunerative e prestigiose. I luoghi di commercializzazione dei prodotti di oreficeria erano di solito le botteghe ma spesso anche i mercati settimanali e le fiere stagionali che si tenevano in occasione di feste patronali. Una terza modalità era la vendita ambulante, alla quale si ricorreva anche a causa della eccessiva concorrenza per cui in piccoli centri potevano esserci parecchie botteghe di oreficeria. Durante la bella stagione l'orafo stesso si spostava da un paese all'altro per vendere gli oggetti realizzati durante l'inverno nel suo laboratorio. Il rischio di rapina era altissimo e legato al valore che il viandante portava con sé, soprattutto in anni particolarmente difficili per gli spostamenti come quelli del brigantaggio post-unitario. Allora cominciarono a formarsi compagnie di orafi o artigiani che si muovevano in gruppo per scoraggiare eventuali attentati. Questo tipo di vendita favorì legami e rapporti sociali con gente del posto che spesso sfociavano in salde amicizie o addirittura nel matrimonio. Erano rapporti basati sulla solidarietà reciproca per cui il viandante veniva ospitato da qualche famiglia del posto ricambiando il favore con manufatti artigianali da lui prodotti o con generi alimentari. Accanto al rischio di attentati e rapine un altro inconveniente legato a quest'attività erano le malattie polmonari causate dalle esalazioni di mercurio respirate durante la doratura dei prodotti.
Il gioiello popolare - Usi e funzioni
"Il gioiello popolare ha una duplice funzione, decorativa e simbolica. Oltre che elemento estetico esso aveva una funzione propiziatoria ed apotropaica, volta ad allontanare le influenze negative e ad attirare prosperità e benessere. L'oro utilizzato era in genere a bassa caratura, perché meno costoso, e la tecnica era quella della filigrana che permetteva di realizzare manufatti leggerissimi di grande effetto decorativo. Era la soluzione ideale in un periodo in cui il costo del lavoro risultava inferiore a quello della materia prima. Spesso venivano utilizzate pietre di varia natura come madreperla, corniole, granati e perle che in molti casi erano false, cioè di vetro. Quasi sempre autentico era il corallo sia per il suo basso costo sia per le qualità apotropaiche legate al colore rosso e alla provenienza marina. I modelli di riferimento erano spesso quelli dell'Italia meridionale, napoletani o siciliani; in alcuni casi elementi stilistici locali si fondevano con quelli di provenienza non regionale. Il discorso sul gioiello popolare non può prescindere da quello sull'abbigliamento che è espressione di cultura tradizionale. L'oggetto in oro o argento era sicuramente un complemento decorativo dell'abbigliamento tradizionale. L'abbigliamento come il gioiello hanno la funzione di comunicare determinati valori. I gioielli decorano l'abito, dichiarano un patrimonio, allontanano il malocchio, attirano lo sguardo sul corpo delle donne, creando degli effetti di luce che ne accentuano il movimento. Essi danno informazioni sulla vita quotidiana, su certe pratiche o riti collegati agli eventi fondamentali dell'esistenza, come la nascita, il matrimonio, la morte, sulla ricchezza, sulla bellezza, sui culti e sulle credenze. Sono certamente segnali di uno status. Insieme ai vestiti, alle carrozze, ai cavalli e ad altri oggetti i gioielli erano utilizzati dalle famiglie come espressione della loro identità. A complemento dell'abbigliamento troviamo soprattutto grappe e ciappe (fibbie e fermagli per gonne e corpetti), fermagli per mantelle da uomo, fibbie per scarpe, borchie per cinture, spilloni per il copricapo femminile o anche aghi, ditali, ferri per calza e il pulizza-recchie, utilizzato per pulire i padiglioni auricolari. Oggetti multifunzionali sono l'odorino, i'addurine (piccola anfora utilizzata per conservare sostanze profumate), la teca (piccola scatoletta con coperchio a pressione), il fermaglio passafilo (utilizzato per far scorrere il filo nel lavoro a maglia). Quest'ultimo oggetto aveva le forme più varie, angioletto, cuore, Madonna, motivi di evidente funzione scaramantica e simbolica. "

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